Dopo nove anni di grandi vittorie, la Moto Guzzi 500 C 4V monocilindrica non è più alla altezza delle concorrenti. E pensare che fu lei ad aprire l’ Albo d’Oro della Casa conquistando nel 1924 il Primo Campionato Europeo sulla pista di Monza. Per Carlo Guzzi un momento umanamente difficile da affrontare, si trattava di abbandonare definitivamente la moto da corsa che più fedelmente manteneva intatte le sue idee originarie.

Difficoltà che non ebbe nel progettare il nuovo motore sempre seguendo il suo istinto di innovatore nella conservazione di alcuni punti fermi non negoziabili. Siamo tutti abituati a pensare le Moto Guzzi come spinte esclusivamente da quel grosso cilindro orizzontale ed in effetti sciur Carlet parte proprio da lì, dal motore della 250 da corsa ed aggiunge un identico cilindro a 120 gradi dal primo. Nasce così un inedito bicilindrico dall’aspetto meccanicamente aggressivo e subito molto efficace.

Così efficace e robusto da diventare cavallo di battaglia sia in circuito sia nelle interminabili gare di gran fondo come la Milano-Napoli. Lo portano al successo assi come l’inglese Stanley Woods ed i nostri Bandini, Sandri, Pigorini, Balzarotti e soprattutto Omobono Tenni. Il trevigiano, non ancora pilota ufficiale, ebbe la nuovissima bicilindrica per il Gran Premio d’Italia a Roma, un test per valutare il pilota.

Subito al comando, dopo pochi giri cade rovinosamente rischiando di giocarsi un posto in squadra. Avrà invece modo di ripagare ampiamente la fiducia proprio con la bicilindrica con la quale tentò tanti anni dopo di vincere ancora un TT all’isola di Man. Quella del 1948 fu la sua ultima gara, la bicilindrica lo abbandonò dopo aver segnato il giro più veloce. Ma la vita agonistica di questo motore continuò fino al 1951 con l’ultima vittoria conseguita da Lorenzetti. In diciotto anni questo motore subisce migliorie ma nessun stravolgimento, Carlo Guzzi non ammette discussioni.

Dove invece è consentito lavorare con maggiore libertà è il telaio. Infatti la moto nasce priva di molleggio posteriore ma nel 1935 si impone come prima motocicletta da corsa dotata di telaio elastico. Il merito è dell’ingegner Giuseppe Guzzi che ebbe l’intuizione durante i suoi lunghi viaggi introducendo l’innovazione dapprima nei modelli di serie.